Come portare alla luce il tuo bambino interiore

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Il consulente occulto

Ci si è sempre chiesti perché l’Eremita, Arcano Maggiore n.9 dei Tarocchi, sollevi con la mano destra una lanterna con l’intento di illuminare qualcosa e soprattutto che cosa sta illuminando?

  • L'Eremita

Da quando i Tarocchi sono rientrati prepotentemente nel contesto sociale moderno, quindi più o meno dal 18° secolo, l’atto dell’Eremita è stato quasi sempre interpretato come l’inizio di un viaggio alla ricerca di elementi sconosciuti, come conseguenza di un’iniziazione, una crescita, un cambiamento di coscienza dovuta ad una grossa crisi esistenziale o spirituale.

E questa interpretazione può anche essere in parte corretta.

 

Ma viene spontaneo chiedersi…l’Eremita cerca di illuminare sé stesso o qualcun altro? Perché se illumina sé stesso punta la luce della lampada verso l’esterno, verso una qualche direzione alla sua destra?

Osservando in maniera semplice e logica la carta dell’Eremita, senza voli pindarici di pensiero, possiamo vedere che fa luce a qualcosa che non possiamo vedere.

Probabilmente si tratta di un altro arcano; questa considerazione ci porta a pensare che l’Eremita sia in grado di far luce sulle altre persone, di illuminare quindi quelle parti oscurate chiamate inconscio e di poter essere d’aiuto nel far uscire quelle parti di noi che per svariati motivi vivono nell’ombra e non possono esprimere tutto il loro potenziale.

 

L’Eremita è quindi un esperto, qualcuno che ha dimestichezza con l’inconscio e la zona oscura, qualcuno in grado di poter entrare nei nostri “inferi” interiori e di guidarci alla ricerca di quelle parti di noi che abbiamo perduto; una guida che illuminava il cammino nell’oscurità come lo fu Virgilio per Dante.

Lasciamoci quindi ispirare, sedurre da questa figura barbuta, imponente, carismatica ma al tempo stesso paterna e accogliente come sa essere solo l’Eremita.

Lasciamo che ci faccia da guida verso il nostro mondo interiore e che ci illumini a poco a poco quelle parti di noi che non vorremmo vedere, ma lentamente, in modo che il coraggio si faccia strada dentro di noi e ci permetta di guardare con occhio lucido e sereno tutto quello che non vogliamo sapere su di noi, ma che al tempo stesso siamo curiosissimi di sapere al più presto.

Iniziatore di iniziazioni

Il solo fatto di venire a contatto con quelle parti di noi, nascoste, che non vorremmo vedere, genera in noi una crisi, solitamente una crisi esistenziale o spirituale.

L’entità di questa crisi può variare a seconda di quello che vediamo e di quanto ci colpisce.

Ma la crisi c’è sempre.

E la crisi è, da millenni, l’atto iniziatico per eccellenza.

 

Con il momento della crisi, vengono messi in moto tutta una serie di meccanismi, predisposti oseremmo dire dalla macchina del destino e dell’evoluzione, dalla Ruota di Fortuna, con l’obiettivo finale di creare alla fine dell’iniziazione, un uomo nuovo.

  • Ruota di Fortuna, macchina creatrice di eventi del destino

Potremmo dire che la macchina del destino rimane ferma nei momenti di benessere dell’uomo, in quei periodi dove tutto va bene e siamo felici.

Questi periodi di calma apparente sono in realtà periodi di mancanza di evoluzione; sono una ricompensa, un meritato riposo ad un’iniziazione che abbiamo già concluso.

Quando siamo pronti ad un nuovo salto evolutivo, compare la crisi, che mette in discussione tutta una serie di situazioni consolidate e fa ripartire nuovamente la macchina del destino che produce eventi in grado di portare a termine l’iniziazione.

L’Eremita è quindi l’Arcano che dà inizio alla nuova iniziazione, dà forma e sostanza alle problematiche inconsce che di lì a poco creeranno il momento di crisi.

Mosè

 

 

La scritta alla base dell’icona dell’Eremita, l’Hermite sembra apparentemente un errore di sintassi. Infatti in francese “L’Eremita” si traduce in “L’Ermite”.

L’H davanti a “Ermite” è un chiaro riferimento al dio greco Hermes, Mercurio per i romani, Thoth per gli antichi Egizi.

Il dio Thoth aveva donato agli egizi i geroglifici, la scrittura, la conoscenza.

Un chiaro riferimento alla scrittura, alla conoscenza e ai libri, possiamo trovarlo sul simbolo “nascosto” ai piedi dell’Eremita: un libro aperto che assomiglia molto alle tavole della legge consegnate da Dio a Mosè.

  • Il libro dell'Eremita

Il nome Hermes ci rimanda a colui che è considerato il fondatore dell’ermetismo, Ermete (Hermes) Trismegisto.

Di questo misterioso personaggio esistono pochissime notizie; si può trovare uno dei suoi più famosi riferimenti nello splendido mosaico pavimentato della Cattedrale di Siena: la prima tavola raffigura Ermete Trismegisto che dialoga con due personaggi, e nell’iscrizione sottostante possiamo trovare questa frase: “Hermes Mercurius Trismegistus contemporaneus Moysi”.

  • Hermete Trismegisto (al centro) nel mosaico del pavimento della Cattedrale di Siena

  • Hermes Mercurius Trismegistus Contemporaneus Moyisi

Questa definizione può essere letta in due modi: “Trismegisto contemporaneo di Mosè” ma anche “Trismegisto contemporaneamente Mosè”.

Questo può farci intendere, oltre al all’assegnazione del codice del libro della legge di Dio ai piedi dell’Eremita, che quest’ultimo si può ricondurre alla figura biblica di Mosè.

Altri simboli avvallano questa ipotesi: il suolo dove cammina l’Eremita è un suolo sabbioso: come sabbiosi furono tutti i luoghi in cui fu ambientata l’epopea di Mosè: l’Egitto, il deserto dove fu esiliato, la ricerca della Terra Promessa in un territorio vasto e sabbioso.

Il Bastone è un altro simbolo protagonista della storia di Mosè. Nel dialogo con Dio, prima di partire per la liberazione del suo popolo in Egitto il bastone di Mosè si tramuta in serpente:

Mosè rispose: «Ecco, non mi crederanno, non ascolteranno la mia voce, ma diranno: Non ti è apparso il Signore!». Il Signore gli disse: «Che hai in mano?». Rispose: «Un bastone».  Riprese: «Gettalo a terra!». Lo gettò a terra e il bastone diventò un serpente, davanti al quale Mosè si mise a fuggire. Il Signore disse a Mosè: «Stendi la mano e prendilo per la coda!». Stese la mano, lo prese e diventò di nuovo un bastone nella sua mano.



 

Il bastone rosso dell’Eremita con la punta rivolta verso l’interno sembra avere proprio la forma di un serpente.

 

Anche la mano bianca rimanda alle conseguenze di un dialogo con Dio:

Il Signore gli disse ancora: «Introduci la mano nel seno!». Egli si mise in seno la mano e poi la ritirò: ecco la sua mano era diventata lebbrosa, bianca come la neve. 



  • La 'mano bianca' dell'Eremita

Con queste prove Dio dimostra a Mosè la sua potenza, la sua capacità di modificare la realtà a suo piacimento, con l’intenzione di infondere fiducia a colui che sarà il Salvatore del popolo eletto.

Infine anche la lanterna rappresenta un episodio fondamentale della vita di Mosè; il primo incontro con Dio che prende la forma di un roveto ardente che non si consuma:

L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: “Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?”. Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: “Mosè, Mosè!”. Rispose: “Eccomi!”.



  • La 'lanterna' dell'Eremita

Abbiamo quindi identificato con buona precisione la figura biblica di Mosè nell’Arcano Maggiore n.9 l’Eremita.

Ma che cosa lega Mosè alla crisi, all’iniziazione? Temi che come abbiamo visto sono simboleggiati dalla figura dell’Eremita?

La ricerca del bambino

La psicologia moderna afferma che la coscienza di un essere umano è, solitamente, in continua espansione.

Quindi vorrebbe farci credere che un essere umano, indicativamente, evolve dalla sua nascita alla morte.

Fin qui tutto bene se non che possiamo vedere con i nostri occhi ogni giorno quanto questa affermazione sia difficilmente riscontrabile.

 

Possiamo vedere quasi in ogni persona che conosciamo che con il passare degli anni sembra peggiorare invece che migliorare.

Per averne la prova inconfutabile basta paragonare i bambini agli adulti o come eravamo noi da bambini e come siamo adesso come adulti.

In genere i bambini sono esplosivi, curiosissimi, pieni di idee e creatività. Gli adulti un po’ meno: rassegnati al loro ruolo sociale che gli piaccia o meno.

Lo stesso eravamo noi da bambini: pieni di gioia di vivere, desiderosi di essere eroi e di vivere una vita straordinaria. Poi la realtà ci ha mostrato come stanno veramente le cose e adesso, se va bene, pensiamo con nostalgia ai nostri sogni infantili ritenendoli appunto “cose da bambini”.

Messa così viene da pensare, forse, che la nostra coscienza fosse in pieno sviluppo da bambini, ma che poi si sia ritirata con l’età e lo scontro con la nostra realtà.

Per riprendere ad espandere la propria coscienza quindi, bisognerebbe tornare ad essere bambini.

O più precisamente, riprendere il contatto con quella parte ancora dentro di noi, chiamata “bambino interiore”.

La Bibbia ci ha insegnato che il nome Mosè significava “salvato dalle acque”, come effettivamente gli successe scampando all’uccisione in massa dei bambini degli schiavi ebrei voluta dal faraone egiziano.

La madre riuscì a salvarlo posandolo in una cesta e lasciandolo andare alla corrente del Nilo. Qui fu recuperato dalla figlia del faraone che lo allevò come suo figlio.

In realtà, nella lingua egizia, Mosè significava “bambino”.

Ecco quindi che il Salvatore del popolo ebraico diventa simbolo di quel bambino interiore che è dentro tutti noi.

Mosè passò la sua giovinezza alla corte reale del faraone. Era un giovane spensierato, ma stimato, sapiente e guerriero valoroso.

Scoperta la sua vera natura di ebreo, uccise un sorvegliante egiziano per difendere uno schiavo ebreo e si esiliò nella terra di Madian.

Qui si sposò con una delle figlie del sacerdote e condusse una tranquilla e anonima vita da pastore, fino all’episodio del roveto infuocato sul monte Sinai e l’incontro con Dio, che gli ordinò di liberare il suo popolo eletto, schiavo degli egiziani.

Aveva 70 anni Mosè quando iniziò la sua opera di liberatore del popolo ebraico.

Possiamo identificare la sua vita fino a quel momento con quella di una comune persona normale: la giovinezza, gli alti ideali, lo scontro con la realtà e l’esilio dai propri desideri, l’omologazione con persona comune (il pastore) fino al ritrovamento del proprio scopo iniziale (la chiamata di Dio).

Mosè quindi ritrova il suo bambino interiore e parte per portare fuori (Esodo) dal suo vecchio mondo di regole e conformità (l’Egitto) il suo Essere più autentico e vitale.

L’Eremita (Mosè) ha quindi ritrovato la sua funzione autentica nel mondo e si mette all’opera per riportarla fuori e viverla pienamente.

Esodo

Mosè (l’Eremita) arriva in Egitto e chiede pacificamente al faraone di lasciare andare il suo popolo.

Ma com’era prevedibile incontra numerose resistenze e minacce da parte del Faraone.

Queste resistenze rappresentano la nostra personalità, che a fatica accetta il cambiamento e pone ostacoli, dubbi e impedimenti.

Solo dopo numerose batoste (le 7 piaghe) il faraone si arrenderà consentendo a Mosè di portare fuori il suo popolo portandolo verso…verso dove? In un luogo ancora tutto da scoprire…

L’Eremita ha individuato e illuminato il bambino interiore ed infine l’ha accompagnato verso la proprio liberazione, iniziandolo alla sua prossima tappa evolutiva.

Vuoi ritrovare il tuo bambino interiore e farlo uscire dall’Egitto?

Puoi riuscirci con il consulto “Il tuo Adesso” che ti aiuta a tracciare il percorso per ritrovare il tuo bambino interiore e guidarlo all’esterno.

Risultato? La più grande gioia che tu possa concepire nella tua vita.

 

 

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