La strana storia delle Quattro Stagioni di Vivaldi

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Antonio Vivaldi era un sacerdote che si occupava della composizione di opere musicali per la chiesa del Pio Ospedale della Pietà di Venezia, luogo che ospitava ragazze orfane alle quali veniva insegnato il mestiere di musicista con cui sostentarsi.

Vivaldi aveva così a sua disposizione innumerevoli fanciulle maestre nel loro strumento, con cui dar vita alle proprie composizioni.

Dopo i trent’anni Vivaldi iniziò ad occuparsi anche di teatro e divenne impresario d’opera al Teatro Sant’Angelo di Venezia.

Costretto ai voti sacerdotali per via di un voto di sua madre nel caso fosse sopravvissuto ad una grave malattia in età infantile, per tutta la vita Vivaldi cercò di realizzare il suo sogno di essere musicista a tempo pieno, riuscendoci, mantenedo comunque lo status ufficiale di sacerdote cattolico.

Le Quattro Stagioni sono considerate la sua opera più ispirata e importante, oltre ad essere il più sublime esempio di opera musicale barocca in Italia e nel mondo.

 

In questo articolo ne analizzeremo dal punto di vista simbolico i contenuti composti sia testualmente che musicalmente dal grande maestro.

Sarà un viaggio affascinante alla scoperta di miti e leggende, di avventure e di profondi significati che la vita ci offre sotto forma di eventi atmosferici e cicli naturali.

Durante la lettura, potrai ascoltare, direttamente all’interno dell’articolo, i 12 splendidi movimenti che compongono quest’opera immortale, che accompagneranno, con le loro magiche atmosfere, la scoperta di segreti e codici che mai avresti immaginato essere presenti in un’opera musicale.

Buona ascolto e buona lettura!

 

Nella magia dell’ascolto delle Quattro Stagioni di Vivaldi, vi è nascosta la rappresentazione musicale di eventi atmosferici, di vegetali, animali ed esseri umani;  è presente inoltre una profonda connessione con la simbologia esoterica presente anche nei Tarocchi di Marsiglia, un significato profondo, meno visibile, decisamente metafisico come lo sono i Tarocchi.

D’altronde l’epoca di cui stiamo parlando è sempre il 18° secolo, tempo in cui Vivaldi scrisse le Quattro Stagioni nel 1723, mentre i Tarocchi di Marsiglia Conver risalgono al 1760.

I 4 concerti descrivono musicalmente le ambientazioni tipiche delle 4 stagioni dell’anno.

Primavera, Estate, Autunno ed Inverno possono essere comparati ai 4 semi degli Arcani Minori dei Tarocchi:

La Primavera con l’emergere dei venti caldi e il risveglio delle idee è accostabile al seme di Spade.

  • Primavera

  • Asso di Spade

  • L'Imperatrice

L’Estate il cui simbolo principale è il fuoco richiama al seme di Bastoni.

  • Estate

  • Asso di Bastoni

  • Il Sole

L’Autunno con la sua umidità crescente e il riparo nel focolare domestico rinvia al seme di Coppe.

  • Autunno

  • Asso di Coppe

  • La Luna

Mentre l’Inverno con la sua terra dura e fredda è riconducibile al seme di Denari.

  • Inverno

  • Asso di Denari

  • L'Eremita

Negli Arcani Maggiori la Primavera è simboleggiata dall’Arcano n.3 l’Imperatrice, simbolo di fertilità e creazione del nuovo. l’Estate ovviamente dall’Arcano n.19 del Sole, l’Autunno dall’Arcano n.18 La Luna, mentre l’Inverno può essere simboleggiato dall’Arcano n.9 l’Eremita (che con la sua lanterna fa luce nell’oscurità) oppure dall’Arcano 13 (il terreno brullo e sterile).

Attraverso le note di Vivaldi entriamo in uno stato di trance nel quale ci identifichiamo nell’atemporalità del ripetersi dei cicli delle stagioni, cicli che fin dall’alba dei tempi rappresentano l’atto di morte che dentro di sé contiene già il seme della nuova rinascita.

Per noi questo avviene con il nostro seme divino che imprigionato nel nostro corpo fisico, alla nostra morte ritorna al punto di provenienza.

Primavera

La Primavera rappresenta la rinascita del Sole, che dopo un periodo di oblio nel buio che va dal 31 ottobre al 24 dicembre; con il Natale assistiamo alla resurrezione del Sole.

Con il tramonto infatti il Sole non muore; si ripresenta infatti l’alba successiva dopo aver soggiornato nell’oscurità della notte, nel mondo dei morti; questo serve a considerare la natura transitoria della morte a cui segue sempre una rinascita, una resurrezione.

Questo concetto è ben rappresentato nei Tarocchi dalla successione degli Arcani n.19 (Sole) e n.20 (Giudizio). Alla comparsa dell’astro solare si realizza la nuova vita.

  • Il Sole

  • Il Giudizio

Durante la giornata il Sole si alza allo Zenit nel suo punto massimo di altezza nel cielo, come nel solstizio d’estate arriva alla sua massima altezza dalla Terra.

Questa caratteristica rivela due elementi fondamentali del Sole: il primo elemento è di del ruolo di principale fecondatore della natura, e quindi colui che permette l’arrivo della primavera grazie all’aumento di temperatura; il secondo elemento vede il Sole come indicatore di vette spirituali, di mete trascendentali a cui aspirare per cercare sempre di elevarsi come esseri umani.

Sono simboli di questo rinnovamento la sia la Pasqua cristiana che la Pasqua ebraica, che i simboli zodiacali dell’Ariete (o dell’agnello) come inizio dell’anno zodiacale.

Nella primavera Vivaldi descrive il canto degli uccelli “e festosetti la salutan gli augei con lieto canto”. Gli uccelli simbolo di paradiso, angeli, del contatto tra cielo e terra.

Nei miti solo colui che riusciva a trascendere la propria natura umana in una natura superiore (l’immortalità) come San Francesco d'Assisi, poteva arrivare a comprendere la lingua degli uccelli, accostata alla lingua degli angeli.

Una tradizione islamica narra che Adamo parlasse con un linguaggio ritmato, in versi: la lingua degli angeli, che è tradizionalmente la lingua della poesia e della musica; che diventa “sonoro incanto” magia incantesimo. Vivaldi riesci perfettamente a rappresentare in musica la perfezione paradisiaca di un ambiente nuovo, incontaminato, il nuovo paradiso in terra.

Nei Tarocchi un riferimento alla lingua degli uccelli è presente nell’Arcano Maggiore n.17 la Stella: la donna nell’atto di versale le brocche d’acqua rivolge lo sguardo all’uccello appollaiato sull’albero.

  • La Stella

A questo punto appaiono all’orizzonte nubi nere e si odono alcuni tuoni.

E’ la sensazione che il clima festoso e paradisiaco non può durare all’infinito ma eventi anche burrascosi e turbamenti serviranno a farlo evolvere verso lo stato successivo.

Ma dopo queste avvisaglie annunciate dal primo solo di violino, torna il sereno e gli uccelli tornano a cantare felici.

 

Nel secondo tempo della Primavera, l’adagio viene introdotto un altro tema, quello del sonno: “il capraro che dorme”.

Il pastore di capre che dorme vicino al suo cane e al gregge; tutt’intorno prati fioriti e mormorio di fronde, tutto questo ci rimanda alla preistoria dell’uomo, quando l’uomo nomade, viveva in uno stato di “simbiosi passiva” con la natura e il gregge.

In questo contesto si inserisce il concetto di sonno: I libri sacri dell’induismo individuano con precisione i quattro stadi di sonno dell’uomo equiparati ai quattro stati di coscienza:

Il primo è la stato di veglia: quando grazie alle facoltà e ai sensi è possibile vivere l’esperienza reale della materia.

Il secondo è il sonno con sogni: il corpo non partecipa fisicamente e la mente non si trova in uno stato di veglia, ma viene a contatto con elementi sottili di manifestazione superiore.

Il terzo è il sonno senza sogni: il corpo è come morto e la mente ritrova il suo punto di partenza equiparabile al nulla.

Il quarto stadio è quello del non ritorno dove non è possibile tornare allo stato di veglia: chiamatelo morte ma è la conoscenza diretta dell’aldilà, dei mondi superiori e spirituali.

E’ questa la tematica di cui parla Vivaldi nel “capraro che dorme”, nell’Adagio dell’Estate come il momento di pausa tra due temporali e nell’Autunno nel “sonno degli ubriachi”.

 

Nell’ultimo tempo della primavera danzano Ninfee e Pastori. Le Ninfe sono personificazioni di fenomeni della natura, mentre i pastori rappresentano la natura divina dell’uomo.

Danzano per celebrare il ritorno della vita, l’uccisione dell’inverno, del freddo, delle sofferenze che ha portato, la negazione della morte.

E’ un festeggiamento antichissimo che in antichità veniva celebrato con riti orgiastici trasformatisi poi nel Carnevale dove per 3 giorni tutto è permesso e grazie alla maschere si può diventare quello che non si è.

E’ il trionfo delle energie creatrici della natura che si apprestano a rinascere in tutto il suo fulgore.

Estate

"Sotto dura stagion dal sole accesa

langue l'uom, langue il gregge ed arde il pino"

In questo primo sonetto dell’estate viene evidenziata la negatività della natura ambivalente del Sole: infatti se il suo calore permette lo sprigionarsi della vita, un eccesso di calore può causare l’esatto contrario, ossia una soppressione della vita.

Tuttavia questa duplice natura del Sole è indispensabile.

 

Trai miti che riguardano il sole come generatore di vita abbiamo le 12 fatiche di Ercole che attraverso il percorso zodiacale del Sole (dall’Ariete ai Pesci) supera vittorioso tutte le prove trasformandosi in un essere nuovo e rinato; il viaggio degli Argonauti alla ricerca del vello d’oro; Titano ed Ercole come energie generatrici.

 

Come donatore di morte invece vediamo il Sole come padre della Maga Circe e nonno di Medea, rappresentanti dell’oscuro mondo dei filtri magici.

L’ingresso del regno dei morti per gli antichi greci lAde era chiamato “Porta del Sole”.

Il Sole da la vita quindi ai suoi figli ma li brucia con il suo eccesso di calore.

Il Sole come manifestazione più alta dello spirito in alto nel cielo, e il sole che carbonizza la legna per fecondare la terra.

Un chiaro simbolo del sole è l’araba fenice, che risorge dalle proprie ceneri.

 

A seguito di questo primo drammatico quadro dell’estate Vivaldi reintroduce il canto degli uccelli: il cucco, la tortorella e il cardellino.

Gli uccelli ci riportano verso il cielo quindi, da cui ogni evento naturale proviene.

Nel famoso temporale dell’Estate di Vivaldi il protagonista assoluto è il cielo, da sempre indicato da ogni tipi di credenza e religioni il luogo dove dei e demoni combattono per la supremazia dello spirito e della materia.

Quello che nella meteorologia viene spiegato come un contrasto tra un vento caldo (scirocco) e un vento freddo (borea) si rivela una metafora dell’eterna battaglia tra bene (vento caldo) e male (freddo).

Il pianto disperato del villanello, unica figura umana in questo scontro di forze naturali, non si riferisce solo alla perdita del suo raccolto, ma anche per la difficoltà che prova l’uomo quando si trova a scegliere, dentro sé stesso, il bene o il male.

Questo dilemma è ben rappresentato nei Tarocchi dall’Arcano Maggiore n.6 l’Innamorato: il personaggio centrale che ascolta la sua parte malefica (la donna con l’ala di pipistrello) e la sua parte benefica (la donna bionda angelica). In alto saette e lampi e cupido che cerca di passare all’indeciso l’intuizione giusta.

  • L'Innamorato

Nell’adagio dell’estate vi è una pausa tra un temporale e l’altro: il caldo torna opprimente e compaiono per la prima volta insetti, mosche e mosconi.

Gli insetti sono legati al concetto di morte e distruzione: questo tema viene ripreso anche nell’ultimo atto dell’Estate chiamato “La Tempesta”. L’estate è il tempo del raccolto, ma vi è il pericolo che una tempesta distrugga il raccolto, con le drammatiche conseguenze che ne derivano.

Autunno

"Celebra il villanel con balli e canti

del felice raccolto il bel piacere..."

Vivaldi introduce così la stagione dell’autunno, con il “bel piacere” che rimanda al momento della raccolta dell’uva e della vendemmia.

Il ciclo del raccolto, iniziato in estate con la mietitura finisce in autunno con la vendemmia.

 

L’uomo recide, falcia e mutila la natura, ma questo atto dà vita, tramite la trasformazione del seme di grano e del grappolo d’uva a due elementi altamente simbolici: il pane e il vino.

La morte dunque produce vita, e la vita produce morte: così descriveva Platone il ciclo vitale dove per morte si intende la fine di una ciclo di una forma e la trasformazione in un’altra.

 

Subito dopo i festeggiamenti per la vendemmia, Vivaldi ci presenta l’ubriaco colui ciò che usufruisce della trasformazione dell’uva in vino, e quindi dello stato di estasi e di ebrezza.

Nell’antichità l’ebrezza veniva esaltata perché capace di mettere in contatto l’uomo con il divino, acuendone le percezioni che venivano espresse nell’evoluzione della poesia e nell’arte.

Nel sonno dell’ubriaco nel secondo tempo dell’Autunno, Vivaldi rappresenta l’uomo sazio di ebbrezza, condizione che lo porta a liberare la mente, alla chiaroveggenza, all’oblio: un non luogo dove niente possa turbarlo, beato come in un sogno senza fine.

La vite è espressione di immortalità e sapienza, mentre il vino è simbolo di giovinezza, vita eterna e conoscenza.

La vendemmia si pratica nell’equinozio d’autunno, sotto il segno della Bilancia.

 

Il tema della caccia, descritto nell’ultimo tempo dell’autunno si svolge per analogia invece sotto il segno dello Scorpione.

Anche la caccia esprime in maniera drammatica il concetto di morte e rinascita.

La fiera, la preda, che inseguita dai cani e dai cacciatori fugge, ferita e muore come animale, lascia innumerevoli interpretazioni sulla sua futura trasformazione suggerendo altrettante analogie con la vita dell’uomo.

Sotto il segno dello Scorpione si festeggiano i morti in analogia alla semina e alla sepoltura del seme.

La semina infatti con il sotterramento del seme, simboleggia la trasformazione di quest’ultimo nella futura vita, nel germoglio che sorgerà dal terreno a primavera.

Questa simbologia molto importante e presente in tutte le religioni e culture è rappresentata da una sequenza di 3 Arcani Maggiori:

L’Appeso, Arcano n.12, con la sua posizione a testa in giù, rappresenta il seme piantato dentro la Terra.

L’Arcano 13 rappresenta il momento il cui il seme si spacca e dà origine alla nuova vita, al germoglio.

Temperanza, Arcano n.14, simboleggia la fioritura della nuova vita che emerge dalla terra e si slancia verso l’alto.

  • L'Appeso

  • Arcano 13

  • Temperanza

Inverno

Il paesaggio desolato, il vento gelido, la terra dura e innevata offrono un panorama demoralizzante, di fredda immobilità e non c’è da stupirsi se tutte le culture e le religioni abbiamo sempre paragonato l’inverno alla morte.

Ma anche in questo caso la natura ci offre l’interpretazione più reale sul vero stato delle cose.

La neve rappresenta un’energia femminile, fecondante che con il proprio calore scalda la terra e permette al seme di crescere più forte.

L’immobilità dell’inverno non è altro che una metafora della gestazione esistente tra una manifestazione vitale che si è esaurita e una che deve ancora manifestarsi.

Nei Tarocchi questo atto è ben simboleggiato dal passaggio dell’Arcano n.2 la Papessa, che rappresenta la gestazione, il covare la nuova vita e l’Imperatrice, Arcano n.3, che evoca l’espressione della nascita, della nuova vita che si esprime.

  • La Papessa

  • L'Imperatrice

 

Morendo, cioè abbandonando la condizione umana, l’uomo torna allo stato di seme, di spirito, reintegrandosi nella matrice universale.

La morte è quindi solo un cambiamento di modalità, di passaggio ad un altro livello.

Vivaldi, nell'ultimo movimento dell’inverno sembra inneggiare al calore dei focolari domestici, simbolo di pace e calore con il proprio sé interiore, mentre fuori nel mondo del reale si affannano le persone in preda al freddo e al gelo.

Il rinnovo della vita avviene di nuovo con la comparsa del Sole, della luce, della vita. Nel solstizio d’inverno, il Sole raggiunge il punto più basso, gli inferi, l’oscurità.

Ma dopo 3 giorni di immobilità nella notte tra la vigilia e Natale risorge miracolosamente culminando la sua vittoria con l’equinozio di Primavera.

Ecco perché il Natale che significa Rinascita della Luce e Resurrezione è associato oltre che al Sole alla nascita delle maggiori divinità: Giove, Mitra, Krisna, Adone e naturalmente Cristo.

Tutti hanno in comune la nascita dopo la mezzanotte in un grotta e rappresentano la vittoria della luce sull’oscurità.

Nei Tarocchi la simbologia della Luce che emerge dall’oscurità è ben raffigurata dalla successione degli Arcani n.18 la Luna (simbolo dell’oscurità) all’Arcano n.19 del Sole (la luce che tutto illumina.)

  • La Luna

  • Il Sole

La certezza che una nuova primavera tornerà, che la Luce di nuovo sconfiggerà l’oscurità, ci ridà fiducia nella vita e nel disegno divino.

Le Stagioni infatti terminano con questo versetto altamente significativo: "Questo è il verno, ma tal che gioia apporta".

 

 

 

 

 

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